BENEDETTO CROCE, BREVIARIO DI ESTETICA (1912)

 

L'arte è spiritualità e come tale si distingue dal mondo fisico, l'arte è intuizione e perciò si distingue dall'attività pratica, morale e concettuale.

Tuttavia c'è anche una forma di dipendenza, ma una dipendenza che garantisce l'indipendenza.

Le varie attività spirituali vanno infatti considerate in un reciproco rapporto di condizione e di condizionato, in un processo nel quale, l'ultimo viene ad essere poi condizione del primo, dato che un incondizionato non si trova.

Si costituisce così la figura del circolo.

Croce attacca quei pensatori che hanno poi confuso immagine e percezione, per cui l'arte diventa ritratto, imitazione della natura, come se la percezione sia solo una immagine colta con i sensi.

Invece la percezione è un giudizio, sintesi dell'immagine (o rappresentazione) e delle categorie mentali, mentre l'immagine è, a sua volta, la sintesi di sentimento e fantasia (ciò che avviene nell'intuizione).

Rappresentazione e categorie formano una unità inscindibile.

Accanto a tale sintesi estetica, vi sono anche la sintesi logica e la sintesi pratica.

Il sapere scientifico, infatti, non solo dà la soddisfazione della conoscenza, ma anche spinge all'azione, all'attività pratica che è così esigenza, non degradazione, della teoria.

La circolarità necessaria di queste sintesi fa sì che "concetto, tipo, numero, misura, moralità, utile, piacere e dolore sono nell'arte in quanto arte o come antecedenti o come conseguenti"

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