"PSICOMAGIA"

"PSICOMAGIA" DI ALEJANDRO JODOROVSKY "OGNI ARTE DEVE ESSERE PRIMA DI TUTTO UN’ESPERIENZA SPIRITUALE. E PREFERIBILMENTE COLLETTIVA"

"L’artista non deve avere altro obiettivo che l’opera stessa. “Pensa all’opera e non al suo frutto” dice un testo sacro hindu. Ed è evidente che l’opera deve essere realizzata da un artista che ha trovato un’unità interiore, che è riuscito a far sì che il suo ego si chini con venerazione davanti alla sua essenza.

Se l’opera è onesta al 100%, senza alcun odore di ombelico narcisista, essa diventerà una guida risanatrice".

«Ogni artista, come ogni essere umano, è un prodotto delle influenze della sua famiglia, della sua società e della sua cultura. La religione, e così la politica, è un’istituzione che pone una morale limitatrice per la libertà creativa. Oggi, questo è un fenomeno più intenso che mai, perché vi si aggiunge la tirannia economica. Un artista che si presenti come maestro di spiritualità è un ciarlatano. E se pensa che io mi creda un guru, si sbaglia. Credo invece di essere un maestro d’arte. La psicomagia è un’arte. Il cinema attuale non è un’arte, è una merda industriale, con un unico fine: guadagnare dollari. Per me il cinema è un’arte, non lo faccio per guadagnare soldi, né per essere un maestro spirituale, lo faccio perché amo esprimermi artisticamente, cercando di raggiungere la massima espressione estetica. E certo, ciò che è estetico, è una guida spirituale. La bellezza è il fulgore della verità. Il cinema è luce, proiezione, fulgore... ci avvicina alla verità impossibile, vale a dire, a ciò che siamo davvero: dèi che si ignorano».

«Parlo ai giovani come se fossero degli esseri umani di immenso valore, esseri con un cranio che contiene milioni e milioni di neuroni, esseri con un immenso desiderio di cambiare questo mondo, di essere liberi, creativi, felici, saggi, capaci di trasformare il pianeta in un bellissimo giardino. Questo è quello che credo. E per questo le mie poesie impersonali, i miei pensieri filosofici ispirati alla saggezza ancestrale, il mio misticismo rivoluzionario, ecc., vengono presi come un nutrimento spirituale».

Come definirebbe in poche parole la “psicomagia”?

«Una terapia non scientifica ma artistica, non basata sulle parole ma su atti che imitano i sogni».

Ci sono artisti del passato che considera fondamentali per la sua formazione, che considera “guide spirituali”?

«Lao Tzu, Chuang Tzu, Rumi, Eliphas Levi, Korzibsky, Ramakrishna, William Blake, Eraclito, Wittgenstein, Meister Eckhart, Antonio Porchia, Fariddudin Attar, ecc., ecc.». L’ultimo saggio di Alejandro Jodorowsky è Metagenealogia. La famiglia, un tesoro e un tranello, scritto con Marianne Costa (ed. Feltrinelli). I suoi film sembrano il frutto di un percorso, di un passaggio. Come The Holy Mountain,per esempio. È solo finzione o i suoi set sono stati anche teatro di un’esperienza spirituale collettiva?

«Sì. Ogni arte deve essere prima di tutto un’esperienza spirituale. E preferibilmente collettiva».

Vieni via con me

 

                                                                  

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